L’amore capace di unire senza legare

L’amore capace di unire senza legare

In una cornice storica particolarmente difficile, quella della prima metà del 1800, un giovane scrittore danese dal nome di Hans Christian Andersen cominciava, con le sue favole, a regalare sogni e riflessioni ai suoi lettori.

Andersen è l’autore di famosissimi racconti per bambini. Nel 1838 scrisse “Il soldatino di stagno”, conosciuta anche come “il soldatino di piombo”. Una fiaba che ancora oggi risulta essere tra le più conosciute ed attuali per i contenuti che riporta, parla infatti di bullismo, di disabilità e di sentimenti veri.

Una fiaba dal lieto fine dubbio che dipende dal cuore di chi legge.

La favola racconta di un soldatino di stagno con gamba sola, di una ballerina di carta, di un pupazzo dispettoso, di giocattoli che di notte prendono vita, di vicende straordinarie e di un amore contrastato, tanto dolce quanto però tenace.

Il soldatino “stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due”, era un tipo forte e coraggioso, uno che non si tirava indietro di fronte agli ordini da eseguire ma che, allo stesso tempo, aveva un cuore tenero, tanto da innamorarsi di una graziosa e dolce ballerina di carta ed essere pronto a superare prove difficili ed impreviste fino a rischiare di perdere la vita per questo amore.

L’altra protagonista della storia è la bella ballerina di carta, ètoile di un elegante e prezioso carillon. Ferma, perfetta e con il portamento leggiadro.

Anche lei, vedendo il soldatino si innamora subito di lui, nonostante la sua imperfezione.

Evidentemente quella ballerina aveva la capacità di andare ben oltre le apparenze e di osare dove altri non lo avrebbero mai fatto.

Come il suo innamorato (ed a dispetto della sua fragilità), la ballerina era audace e determinata, tanto che quando il soldatino alla fine di mille peripezie, finì nel fuoco, non ci pensò due volte a seguirlo in nome di un amore che le stava chiedendo una rinuncia per poter stare insieme per sempre.

Nelle favole tutto è possibile e tutto si può accettare, nella vita reale invece non penso ci sia un bene più grande e di valore quale quello della vita a cui non si può, né si deve anteporre nulla altro e che in maniera più assoluta è da difendere e preservare da qualsiasi minaccia, richiesta che la metta in pericolo o attacco.

La vita è il bene supremo per cui non si può mai scendere a compromessi.

La vita è un dono da custodire e proteggere sempre.

Nella realtà non è concepibile rinunciare alla vita neppure per amore.

Tuttavia la favola ci invita ad un’utile riflessione sulla rinuncia.

La rinuncia, in un certo senso, è uno dei tanti linguaggi dell’amore. Forse il linguaggio più difficile da imparare.

Più ostico da usare che però, nella sua durezza,  svela la natura  vera di un amore capace di privarsi per dare all’altro.

Mi viene in mente l’immagine di una scultura che raffigura un padre ed un figlio.

La statua del padre è completamente perforata mentre quella del figlioletto è fatta con i pezzi di materiale tolti al padre. Il padre vero è colui che senza remore si priva e rinuncia in favore dei figli.

Non conosco un amore più grande di quello  che è capace di rinunciare  a qualcosa per sé, in favore del bene dell’altro.

Non conosco un amore più vero che rischi di essere frainteso, di non essere creduto ma che ugualmente osa perché incarna l’oblatività che ogni vero amore dovrebbe avere.

La favola del soldatino di stagno e della ballerina, la scultura che raffigura un papà con il suo bambino, mi fanno pensare alla storia di Santa Chiara e San Francesco.

Dicono che Chiara abbia amato Francesco tanto da rinunciare a lui.

Che lo abbia lasciato andare per la sua strada, vegliandolo da lontano; che abbia rinunciato alla sua vita abbracciando la vita monastica, per avere una comunione di spirito ed intenti con il suo amato
Non so se sia vera la storia d’amore tra Chiara e Francesco, ma se fosse così sarebbe difficile trovare un amore più grande di quello capace di lasciare liberi di andare.
Capace di fare un passo indietro ma non abbandonare.

Di unire senza legare.

Un amore senza logica, proprio come dovrebbe essere un amore vero, sentito e non ragionato.
Vissuto.

Che il nostro modo di amare abbia la tenacia del soldatino di stagno, il coraggio della ballerina di carta, la disponibilità del padre, l’accoglienza del figlio, la generosità di Chiara, la determinazione di Francesco.

Buon cammino